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La donna che era troppo grande per Dio


Era grande. Nessun dubbio a riguardo. Taglia 44 di piede. Fianchi larghi. Gran pancia. Seno generoso. Spalle larghe. E sorriso altrettanto grande. Perfino la sua voce era grande, la sua risata ricca e piena, capace di riempire un auditorium. Alcune cose le stavano, molte no. Cercava sedie senza braccioli, difficili da trovare in molti posti dove le sedie le tagliavano la schiena ed i fianchi.

Guardava ogni divano prima di sedersi, sondandone la resistenza e la sua abilità nell'alzarsi con grazia da esso. Chiedeva estensioni di cintura ed il sedile del finestrino quando volava in aereo, così le sue dimensioni non avrebbero disturbato troppo il vicino di posto.

Una volta, quando viaggiò in Europa, restò bloccata nel mezzo di cinque sedili nella sezione di mezzo dell'aereo. Per l'intero lungo viaggio,sedette con le braccia incrociate sul suo stomaco, provando a non occupare troppo spazio.

Si svegliò, come ogni volta, e dagli sguardi delle persone attorno a lei, seppe che il suo russare era stato abbastanza rumoroso da sovrastare l'audio del film. Prendeva troppo spazio. Molto spazio. Era troppo grande per la maggior parte delle camere, pensava, così trovava modi per restare ai limiti e non al centro,così la gente non avrebbe potuto notarla.

Era grande. Troppo grande per la maggior parte dei vestiti, specialmente quelli carini con strass, perline e nastrini. Non aveva indossato scarpe regolari per anni, ed il pensare ai suoi piedi in un ballo la faceva ridere.

Era grande. Più grande di quasi chiunque conoscesse. Il suo abbraccio era enorme, due braccia grandi che potevano avvolgere interamente e tenere una persona vicino ed essere morbida e rassicurante insieme. Era un grande cuscino in cui piangere, uno di quelli che assorbe tutte le lacrime finchè non hai finito di piangere.

I suoi amici ti avrebbero detto che aveva il cuore grande come intere praterie.

Raccontava grandi storie. Strampalate storie circa vecchie signore che scappavano via dalle loro case e andavano in campeggi estivi e mandavano cartoline dei loro viaggi attraverso il paese. Raccontava scherzi, alcuni divertenti, altri meno ed altri ancora che ti facevano pensare un giorno intero prima di capirli e metterti a ridere.

C'era un segreto che la grande donna conosceva, qualcosa che non aveva mai detto a nessuno. Non lo raccontava neanche a se stessa troppo spesso, perchè la feriva sentire quelle parole.

“Sono grassa” sussurrava ”troppo grassa per Dio. Perfino Dio non ha braccia grandi abbastanza per tenermi”. E allora la grande e gentile avrebbe voluto piangere. E le sue lacrime erano come lei – grandi e gentili e lavavano il suo viso e cadevano sul suo grembo.

Un buco gigantesco si aprì un giorno nel suo cuore. Niente lo riempiva. Niente lo curava. Faceva solo male. E non c'era molto che potesse farci. Per molto tempo pensò che non era importante. Andava davvero bene che Dio fosse troppo piccolo per lei. Ma poi non fu più così. Poi non poteva più far finta che tutto andasse bene.

O Dio era Dio, capace di diventare abbastanza grande per lei, o poteva anche chiudere per sempre con Lui.

“Non sei troppo grassa per me” disse Dio... “Dove mai hai preso una simile idea?”

“Non sono in linea”, disse la donna. “Non è la taglia del mio corpo, non rientro nel disegno”.

“Dimmi di più”, la persuase Dio.

“Hai mai notato” domandò lei “che in tutte le foto sono fuori dall'obiettivo della camera? Il mio corpo non entra tutto nella foto.”

Dio assentì.

“Ma anche la mia vita non è in linea. Non è come la vita dei miei amici. Non rientro in un matrimonio. Non rientro nel mio lavoro. Sono troppo grande per le persone che vogliono seguire tutte le regole.”

“E cosa c'è di sbagliato in questo?” chiese Dio. “Chi ti ha detto che devi per forza rientrare in queste foto?”

“Ma tu hai detto....” iniziò a dire la donna.

“Non ho fatto alcuna cosa. Mai. Ora, credimi, qualche persona importante nella tua vita potrebbe aver avuto la pretesa di dirti che io richiesto detto ciò, ma sono qui a dirti che non l'ho mai fatto.”

“Allora, perchè non mi rientro?” chiese la donna.

“Oh, ma tu lo fai già” rise Dio “Oh, mia cara, tu lo fai già”.

La donna incrociò le braccia sul suo petto e si corrucciò. “Non stai parlando seriamente”, protestò, “Non hai idea di come ci si senta”.

“Ah no, eh?” la rimproverò Dio. “Tu, amor mio, sei come grandiosa e gloriosa come tutte le Montagne Rocciose, enorme ed estesa come l'oceano. Sei grande come una tempesta che scuote i denti delle

persone nelle case. Sei come un gigantesco terremoto ed abbagliante come campi popolati da fiori. Sei l'incarnazione di una esagerata, sciocca, profonda grazia. Tu, più di tutti, sei la meno indifesa.”

Studiò Dio, perplessa. “Così, quel che stai dicendo è che...”

“Quello che sto dicendo, cuor mio, è che con te ho fatto le cose in grande.” E Dio sogghignò.

La donna si mordicchiò il labbro, pensosa. “Non è abbastanza”, disse finalmente.

“Solo perchè resti nascosta fuori la visuale della foto”, disse Dio. “Guarda, la gente carica le proprie auto e viaggia per miglia per vedere vere montagne, non queste povere piccole colline sulla Costa Est che pretendono di chiamare “montagne”. No, io sto parlando di quelle grandi!!! Le Rockies. Le Sierra. Grandi Montagne come Rianier e Shasta. Queste persone trascinano con sè le loro macchine fotografiche e videocamere e spendono tutto il loro tempo a far foto. E sai perchè?”

“Perchè?”

“Perchè vanno a casa. Scaricano le foto per svilupparle e fanno il bucato. Una o due settimane dopo, ricordano di recuperare le foto. Sfogliano tra essere, provano a ricordare dove fossero quel giorno in cui la foto è stata scattata e chi ha fatto questo strano scatto. Si lamentano dei colori. E la monotonia della foto è niente in confronto a ciò che hanno visto poche settimane addietro. Quindi gettano la busta di foto in un cassetto e si dimenticano di esse”.

“E quindi?” lei provocò.

“E quindi non hanno mai visto le montagne, tutta quella immensa, gigantesca beltà che io ho creato. Si accontentano di una misera riproduzione e si meravigliano perchè qualsiasi cosa nella propria vita è così piatta e monotona. Tu sei come queste montagne, enormi e grandiose e gloriose.

Le persone che ti vedono attraverso una lente di una fotocamera non conosceranno mai la tua bellezza. Come potrebbero? Hanno dimenticato come vedere.”

Dio alzò un sopracciglio e guardò verso di lei: “Ora tu, tu nel tuo corpo, puoi dimenticare quanto sei grande?” chiese.

Lei lo guardò impaziente: “No, e lo sai! Come potrei dimenticarlo? E' sempre qui, sempre una parte di come io mi muovo attorno al mondo.”

“Non ti sei mai sentita piccola? Piatta? Indefinita?” Dio le sogghignò.
Le si bloccò la lingua. “Diavolo, no!”.
“Allora stai vedendo la vera bellezza, e non attraverso un obiettivo. E non ci sono limiti alla fotografia, stavolta. Rientri sempre.”
“Si, ma...” le si affievolì la voce.
“Ti dirò un segreto. Mi piace fare le cose in grande, così la gente le noterà, vi presterà attenzione, si sveglierà. Tu sei una delle mie migliori sorprese”. Dio la raggiunse, la strinse a sé e danzò un tango scatenato con lei.

“Ma sai..” disse la donna mentre la danza finiva ed un'enorme luna spuntò oltre l'orizzonte “che sei molto più alto di me rispetto a come eri?”.


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