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Vorremmo tanto sapere chi ha detto che sovrappeso è SEMPRE segno di malattie. Ci sono tantissime donne e uomini filiformi che sono comunque diabetici, cardiopatici, con colesterolo fuori dai parametri...

Ma sorpresa: non tutti i "ciccioni" hanno questo tipo di problemi. In compenso, gestiscono meglio lo stress e sinceramente, sorridono di più!!

Sapete? Nel 1977, Jim Fixx scrisse un libro sullo jogging che lanciò la fitness revolution. Fixx iniziò a correre, smise di fumare e perse 25 chili: ma nel 1984 morì di attacco cardiaco, proprio durante un allenamento. Aveva appena 52 anni.

L'importante, non dimentichiamolo mai, è seguire uno stile di vita sano: un pò di movimento tutti i giorni (no, quello delle dita sul telecomando non vale...) e una dieta varia ed equilibrata che comprenda frutta e verdura, ma anche zuccheri.

Il fumo e l'eccesso di alcol fanno male a grassi e magri, questo lo sappiamo tutti.

Che tu ti piaccia magro o grasso, ricordati che se stai bene, il resto conta poco!


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C'è un ritornello comune secondo il quale è sufficiente mangiare un po' di meno e muoversi un po' di più e automaticamente si dimagrisce. Non siamo d'accordo!
 

"Il "basta mangiare meno e muoversi di più" è un mito che si è rivelato falso in ogni studio scientifico a partire dal 1959. La ragione per cui la formula "mangia di meno e muoviti di più" non può funzionare a lungo termine è che il corpo umano non è un tagliaerba. Se do al mio tagliaerba metà del carburante che gli do di solito, questo falcerà metà prato e poi si fermerà finché non aggiungo altro carburante. Se do al mio corpo metà del carburante di cui ha bisogno, esso si adatterà in modo da utilizzare meno carburante.

Questo significa che il corpo di fronte ad una restrizione alimentare attiva una serie di reazioni psicologiche e fisiologiche che  portano la persona a recuperare in breve tempo il peso inizialmente perso. Infatti solo il 5 % delle persone che provano a perdere peso seguendo questa formula ha successo e di questi la maggior parte ce l'ha con la prima dieta. Circa il 95 % invece riprende tutto il peso perduto e di più nel giro di due anni. Tuttavia continuiamo a prescrivere la formula mangia di meno e muoviti di più come una soluzione efficace per perdere peso ed essere più sani. Se una qualunque altra prescrizione sanitaria avesse una percentuale di successo del 5 % non ci penseremmo due volte a classificare quella prescrizione come fallimentare e di certo non ci sogneremmo mai di definire come fallimentare il paziente a cui quella prescrizione è stata somministrata.

Se il Viagra funzionasse solo nel 5% dei casi non diremmo al restante 95% dei ragazzi di continuare a prenderlo ed impegnarsi di più. Invece nell'ambito del peso quelli che fanno riferimento alle evidenze scientifiche vengono contraddetti non da altre evidenze scientifiche ma dal fatto che "tutti sanno" che le diete funzionano. La verità è che noi ancora non sappiamo come rendere le persone più magre in modo permanente ma abbiamo molte più opzioni per renderle più sane in modo permanente. E forse avrebbe più senso focalizzarsi su queste ultime"

BelliMorbidi è favore del raggiungimento di un "giusto peso" assolutamente PERSONALE, che tenga conto della genetica, delle attitudini, e anche del carattere della persona. Salute e gioia di vivere che iniziano dall'accettazione totale di sè e proseguono nel praticare uno stile alimentare emozionale e libero da costrizioni.

Siamo assolutamente contrari alla chirurgia bariatrica e qualunque intervento che NON insegnando nulla al paziente, lo rende schiavo di medicine e cure a vita. Disdegnamo ogni tipo di dieta PRECONFEZIONATA, con prodotti miracolosi e beveroni che servono solo a rendere miliardari i propri inventori ma che sono inutili, quando non dannosi per la salute.

Il sovrappeso non è «tutto»

( Corriere della Sera > Salute > Nutrizione > )

In un momento storico in cui gli esperti sottolineano tutti i giorni il tasso crescente di obesità dell'Occidente bulimico e i rischi a questo collegati esce un rapporto in controtendenza secondo il quale, in buona sostanza, il peso non è tutto per stabilire il livello di benessere. E che anzi, esistono altri indicatori molto importanti.

LO STUDIO - In particolare secondo un recente studio pubblicato sul The Archives of the Internal Medicine su un campione di 5.400 individui, metà delle persone sovrappeso e un terzo degli obesi sono risultati essere in buona salute. Al tempo stesso un magro su 4 ha rivelato fattori di rischio cardiovascolari tipicamente associati all'obesità. Insomma, se è vero che l'obesità si trascina spesso complicazioni che vanno ben al di là del problema estetico non bisogna tuttavia farsi ingannare dall'immagine: esistono obesi assolutamente in buona forma, grazie a un'attività motoria intensa e saggia che fa da contrappeso ai danni causati dai chili in eccesso, così come esistono snelli che non godono affatto di perfetta salute. Sono (anche) altri i parametri del benessere: pressione, colesterolo, circolazione, ecc e l'utilizzo del peso in maniera indiscriminata è errato, come sostiene la coautrice della ricerca, MaryFran Sowers, dell'Università del Michigan.

ULTERIORI CONFERME - E se un tempo la visita del dottore iniziava con un giro sulla bilancia e un «dica trentatré» oggi bisogna ripensare completamente i criteri. Come sostiene un ulteriore studio effettuato dai ricercatori del Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta e del National Cancer Institute, mediamente i cicciotelli hanno aspettative di vita maggiori rispetto ai magri. Le conclusioni di quest'ultima ricerca sono state oggetto di molte critiche e buona parte della comunità medico-scientifica sottolinea la necessità di considerare, oltre alla longevità, anche la qualità di vita, che nelle persone sovrappeso è certamente inferiore. Resta il fatto che la bilancia non è tutto per determinare lo stato di benessere.

Emanuela Di Pasqua

 

 

Generale 3.1

 

 

 

 

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Definizione di obesità (e perché non è una malattia)

 

Definire chi sia obeso, e perché lo sia, è una sfida, la complessità dell'essere umano e le sue diversità non facilitano il compito, e qualsiasi classificazione non può che costituire una forzatura. Ciò nonostante in molti provano a darne una definizione, cosa che può aiutarci a chiarire le idee, una necessità che avvertiamo credo un po' tutti mano a mano che discutiamo.

Per Obesita.it l'obesità è "l'accumulo di tessuto adiposo nel corpo", mentre WebWellness.it parla di una "condizione cronica (malattia che dura nel tempo), ad elevata prevalenza (n° casi di obesità che si hanno nel mondo) ad eziologia multifattoriale (malattia complessa; le cause sono molteplici), accompagnata da un aumento del rischio di morbilità (tendenza di ammalarsi) e di mortalità (malattie: sforzo del cuore, occlusione arterie)". Secondo Idealdieta, invece, "l'Obesità è una malattia cronica determinata da un eccesso di grasso (massa grassa) nel corpo".

In ambito istituzionale l'Istituto superiore di Sanità italiano afferma che "l'obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, in genere a causa di un’alimentazione scorretta e di una vita sedentaria". Che si tratti più di una condizione che di una malattia in sé concorda anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità che nel suofact sheet statuisce: "Il sovrappeso e l'obesità sono definite come accumulo anormale o eccessivo di grasso che possono danneggiare la salute".

Dalle fonti si evince come l'equivalenza secondo cui l'obesità è una malattia in sé è errata. Non perché non possa provocare specifiche patologie, sebbene nei Fat Studies d'Oltreoceano c'è chi contesti almeno alcune delle sue possibili conseguenze, ma perchél'essere obeso non significa essere malati. Significa invece avere un fattore di rischio per le patologie di cui sopra.

Questa distinzione risulta sempre più importante nelle discussioni sui pari diritti, un po' per il pietismo indotto dalla considerazione dell'obeso come malato tout court, un po' per la grossolaneria con cui la cultura del dietismo ha infiltrato media, moda e immaginario collettivo e della quale tocca sbarazzarsi in premessa a qualsiasi dibattito per capire di cosa si parla. Si tratta di sbavature che allontanano la possibilità di comprendersi quando si discute, e che sono duramente contestate dai sostenitori di HAES (Healt at Every Size, Salute ad ogni dimensione).

Che non si tratti di una malattia è dimostrato non solo dall'assenza di una caratterizzazione specifica di patologia ma anche dal fatto che non è dall'innescarsi della patologia che vengono suddivisi gli obesi da chi obeso non è. Tanto che tutti, a cominciare dalle istituzioni via via fino ai dietologi, distinguono la popolazione obesa dall'indice BMI (Body Mass Index). Questo, come noto, è un dato numerico che si ottiene valutando altezza e peso della persona ed è ottenuto con una semplice formula matematica. Secondo le tabelle internazionali di riferimento va considerato obeso chiunque abbia un BMI superiore al 30 per cento. Proprio l'OMS valuta nelle diverse regioni del mondo l'aumentato rischio per questa o quella patologia in base al BMI e all'etnìa.

Che l'obeso non sia un malato di per sé non vuol dire, evidentemente, che l'obesità sia un dato positivo per la salute, anzi, è un fattore di rischio che non viene negato come tale neppure dai più radicali profeti del Fat Movement statunitense. Inoltre, pur essendo in sé una condizione, è di certo invalidante per gli obesi definiti di tipo III nelle tabelle OMS, persone che finiscono per non potersi muovere facilmente e per le quali i problemi di rapporto con le istituzioni, il lavoro e la società nel suo complesso sono moltiplicati di molte volte rispetto a quanto accade nelle altre fasce dell'obesità.

In sintesi, dunque, gli obesi non sono un insieme omogeneo, vuoi per le molte diverse cause dell'obesità vuoi per i diversi comportamenti che adottano. Inoltre, come si evince dalle tabelline OMS, c'è obeso e obeso, c'è BMI e BMI, e questo ha in sé molte conseguenze, ed è portatore di ulteriore diversità.

Tolto di mezzo il preconcetto di malattia, ci ritroviamo dunque con una complessità che non è diminuita, anzi, ma quantomeno con un minimo comune denominatore, una lingua che può essere parlata quando si discute di obesità. Che era e rimane un argomento complesso, pieno di sfaccettature, che non può essere facilmente ridotto a degli slogan. Così come non si può ridurre ad uno slogan la personalità e l'identità di un inviduo, magro o grasso che sia. Con buona pace dei tanti profeti della dieta in sette giorni con cui ahinoi ancora siamo costretti a misurarci.

(cicciones)

 

 

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